Vennero, lievi fiori, figurine d’oro, fanciulle sottili e sì vaghe, cui una tenue luna si frange: ora in fuga melodiosa védile alla selva illuminata. D’iris e di malva. e di rose notturne son le grazie schiuse di notte ai loro balli. Quanti velati effluvi quelle dita d’oro dispensano! Si sfoglia il dolce azzurro nel bosco morto, un’esile acqua splende appena, di rugiade antiche il pallido tesoro, il cui silenzio in fiore sale: ancora in fuga melodiosa védile alla selva illuminata. Mani hanno gentili per i calici amati, poca luna sulle pie bocche; le braccia leggiadre con assopiti gesti, sotto i mirti amici, fulvi legami e carezze disciolgono... Ma alcune, prigioniere meno del ritmo e di remote arpe, vanno con un sottile passo al lago sepolto a ber dai gigli l’acqua fragile dove dorme il puro oblio. Paul Valéry “Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1978, p. 33 |