Paul Valéry



Le vane ballerine (*)

Fiori dall’ombra, vennero, una schiera
divina e dolce errante sotto le nuvole
che sfiora o crea un fil di luna: in fuga
melodiosa védile alla selva
illuminata. D’iris e di malva.
e di morenti rose son le grazie
schiuse di notte ai loro balli,
che dispensano al vento
gli effluvi delle dita. Esse nel bosco
si fanno azzurro e spessore, ove splende
nell’ombra un’acqua esile, posata
come un tesoro pallido d’eterna
rugiada, che un silenzio immenso emana: in fuga
misteriosa védile alla selva
illuminata. Dai calici chiusi
esse frugano i sogni, furtive
come un volo di gracili menzogne;
con assopiti gesti le braccia gentili
quasi sognando mescolano
dall’una all’altra le carezze, sotto i mirti
amici... Ma qualcuna,
sciolta dal ritmo, fugge la fontana,
con la rapita sete
del compiuto mistero
va a ber dai gigli l’acqua
fragile dove dorme il puro oblio.

(*) Dall’edizione 1942 delle Poésies
Ibidem, p. 34