Fiori dall’ombra, vennero, una schiera divina e dolce errante sotto le nuvole che sfiora o crea un fil di luna: in fuga melodiosa védile alla selva illuminata. D’iris e di malva. e di morenti rose son le grazie schiuse di notte ai loro balli, che dispensano al vento gli effluvi delle dita. Esse nel bosco si fanno azzurro e spessore, ove splende nell’ombra un’acqua esile, posata come un tesoro pallido d’eterna rugiada, che un silenzio immenso emana: in fuga misteriosa védile alla selva illuminata. Dai calici chiusi esse frugano i sogni, furtive come un volo di gracili menzogne; con assopiti gesti le braccia gentili quasi sognando mescolano dall’una all’altra le carezze, sotto i mirti amici... Ma qualcuna, sciolta dal ritmo, fugge la fontana, con la rapita sete del compiuto mistero va a ber dai gigli l’acqua fragile dove dorme il puro oblio. (*)
Dall’edizione 1942 delle Poésies Ibidem, p. 34 |