Solleva il capo dal guanciale di verbena, o danzatrice che scolpisce i suoi passi negli orti accesi di lucciole al suono de l’arpa che la notte tocca con mani adorne di stelle. Taci, e veglia il mio breve sonno: già sale per le colonne, a fili azzurri, la seta della mirra che brucia. Se l’Errante verrà a la porta di smeraldo, dàgli asilo ne la cella ove, una sera di neve, il pellegrino malato incise col cilicio una strana leggenda d’umiltà. Quando sui pini, come un gelsomino, la stella mattutina accennerà l’addio, danza sui fiori del sonno, e l’alba si sveglierà a la musica dei tuoi piedini di giglio. Salvatore Quasimodo “Poesie e Discorsi sulla Poesia”, Mondadori, Milano, 1974, p. 767 |