Destini si propagano ove annotta l’inquietudine estrema dei velari, ella dalla profonda aria morta la sua mano ritrae come un pianeta. Solo uno sguardo evade la sua forma. La vertigine esente di sorriso nelle sue braccia palpita e s’adorna d’un’eco bianca elusa dal suo viso. Poi nel moto fingeva ogni clemenza nell’onda di smeraldo che si stempra nella memoria, origine e parvenza della morte il paesaggio del suo passo. Carità delle gonne; rifluiva indi l’informe, indi la vita in ombre di viola dal vuoto costellato di vigilie al mio sguardo senza meta. Mario Luzi, 1938 “Tutte le poesie, I· Il giusto della vita”, Garzanti, Milano, 1979, p. 75 |