![[B. B. a lezione di Danza]](images/BBdanza.jpg)
B. B. ventenne a lezione di Danza |
Una signora dai capelli troppo lunghi e solitamente spettinati, sempre in guerra per proteggere i diritti degli animali, dalle balene ai polli, ovviamente vegetariana e antipellicce, chiusa in in una villa di Saint Tropez dove ospita ogni sorta di bestie abbandonate, ultimo matrimonio 12 anni fa con un uomo d’affari legato al Fronte Nazionale di Le Pen, condannata pochi mesi fa a pagare una ammenda “per incitamento all’odio razziale” nel suo libro fallaciano intitolato Un grido nel silenzio, compie 70 anni.
E allora? Cinquant’anni fa non era solo giovane e bellissima, era anche
un’altra persona, che gli anni e la vita hanno cambiato, come
può anche non capitare: ma i suoi 70 anni sono speciali
perché lei era allora la ragazza più celebre del mondo,
quella a cui tutte le donne avrebbero voluto assomigliare, che tutti
gli uomini sognavano di avere: era Brigitte Bardot, era B. B.,
l’indimenticabile. L’indimenticata, colei che riuscì a
trasformare, nel grigiore chiuso del cinema, della moda, della vita
degli anni ’50, la donna sigillata nell’ipocrisia d’epoca, in un
personaggio allora nuovo e dirompente: non la donna giovane ma la
giovane donna, non la signora ma la ragazza, colei che toglieva alla
femminilità tutta la tradizionale pesantezza, l’ineluttabile
cammino negli angusti sentieri della virtù e dell’ubbidienza,
cambiandole il destino, affidandole il compito di far impazzire gli
uomini dominandoli.
La ragazzina Bardot di buona famiglia, che aveva studiato dalle suore e
a 14 anni aveva cominciato a posare per le foto di moda, era alta,
aveva la vita molto sottile e un seno imperioso del tutto naturale, un
viso da bambina innocente con labbra perverse, non siliconate: gambe
lunghe perfette, una massa di capelli biondi spettinati, nessun
problema a spogliarsi, il che sui set morigerati d’epoca metteva in
imbarazzo anche i registi apparentemente più arditi. La censura
la trovava una pubblica disgrazia.
(Natalia Aspesi)
B. B. Brigitte Bardot è l’esemplare più
completo di queste ambigue ninfe come Lolita. Visto di spalle, il suo corpo di ballerina, minuto,
muscoloso, è pressoché androgino; la femminilità balza esuberante dal suo busto incantevole;
sulle sue spalle scende la lunga e voluttuosa chioma di Melisenda, acconciata però con una negligenza da
selvaggia; le sue labbra accennano un broncio puerile e nello stesso tempo invitano a baciare; cammina a piedi nudi,
se ne infischia di come è vestita, non porta gioielli, non ricorre a busti, non si profuma, non fa uso di nessun
artificio, purtuttavia le sue movenze sono lascive e un santo si dannerebbe soltanto a vederla danzare. Spesso hanno
rimproverato al suo volto l’incapacità di cambiare espressione e la fissità della sua maschera;
il mondo esteriore infatti non vi si riflette e da esso non traspaiono emozioni intime; ma questa indifferenza le si
addice; senza memoria, senza passato ella ritrova, grazie alla sua non coscienza, quella perfetta innocenza che si
attribuisce miticamente all’infanzia.
(Simone de Beauvoir)
Tu non hai mai realmente
separato il lavoro dalla tua vita. Mi pare che non sia mai stata
solo un’immagine estranea alla tua esistenza. Non sei stata capace di
fingere fino a questo punto. Incapace di una simile ipocrisia, si
potrebbe dire. Per ciò, hai affascinato tanto la gente, anche se
certi hanno voluto mettere in scena il tuo personaggio. Ma questo
personaggio era una donna viva, non un ruolo. È proprio questo
il tuo apporto a una rivoluzione culturale, in particolare nel cinema.
Ma non solo. Prima che si chiedesse, per strada o altrove, nel
Sessantotto, l’abolizione dei conformismi, tu l’avevi non solo chiesto
ma fatto. Prima che le donne rivendicassero il diritto ad essere se
stesse, a non conformarsi a modelli imposti, tu avevi dimostrato la
forza di un atteggiamento eversivo rispetto a ciò che si fa o
non si fa. E, più che in nome di qualche perversità
sessuale, era, mi pare, in nome della realtà e verità di
quella che sei. Il tuo modo di pervertire era di essere semplicemente
te stessa.
Per la nostra cultura, nulla è più trasgressivo di
questo. Ma è qualcosa che si paga molto caro! Immagino il numero
di pelli che hai perso offrendoti in una nudità che non era solo
finta, artificiosa, di circostanza o tecnica, direi. Non mi stupisce
che abbia lottato tanto affinché non si togliesse la pelle agli
animali. Ma non è solo la tua pelle che hai rischiato, è
tutta la tua vita nella sua carne, nel suo soffio, nella sua anima —
ammesso che le cose si possano distinguere.
(Luce Irigaray)
![[B. B.]](images/BB.jpg)
B. B. |
A
settant’anni si può risorgere com’è capitato a
Vittorio Gassman, come capita a Sofia Loren, si può diventare
settanta volte più leggeri di una piuma. Settant’anni può
essere l’età in cui comincia la perfezione, in cui mostri
esattamente chi sei, senza sotterfugi, senza furbizie, pronto a dare
senza più chiedere. Ma capita anche, e forse più spesso,
che a settant’anni esplodano i rancori, un grumo di frustrazioni,
un’acidità
ingenua e tenera, senza trucco e senza lifting, ed è il caso di
Brigitte Bardot.
(Francesco Merlo)
Eppure
Brigitte, prima di abbandonarsi ai tormenti del risentimento,
è stata la regina erotica dei “fuori rango”, il simbolo della
femminilità surreale, e forse perché “l’onanismo — diceva
Kraus — surroga la realtà ma viene meglio”. E difatti a soli
sedici anni finì sulla copertina di Elle e il regista Vadim si
invaghì della sua foto prima ancora che di lei, proprio come, un
po’ più tardi, mezzo mondo si sarebbe invaghito delle sue foto e
dei fotogrammi di Et Dieu crea la
femme (titolo italiano Piace
a troppi, 1956), dell’innocente selvaggia che segue i ritmi
afrocubani mentre il giovane Trintignant, insaccato in una giacchetta
troppo corta, umiliato e inebetito, si abbandona a quella
infelicità interiore che è già in lui e che grazie
a una possente trasposizione epocale dà vita al personaggio di
Brigitte: “Io non recitavo, io ero” ha confessato la Bardot.
(Francesco Merlo)
Brigitte
Bardot, attrice senza talento d’attrice, è stata
un’invenzione
dei maschi onanisti, un mito da Azione cattolica, da fratelli
lassalliani, da allievi salesiani che innalzarono l’icona del piacere
contro le frustrazioni sessuofobiche della loro epoca. Brigitte Bardot
fu l’immaturità di una generazione che violentemente usciva da
un’educazione
repressa, in un’Europa popolata da preti, monache, suore e miracoli,
Fatima e Lourdes, i manifesti dei film strappati dai muri perché
giudicati osceni, i monumenti con la foglia di fico applicata ai
genitali, le televisioni censurate.
(Francesco Merlo)
B.
B., con la sua impudente grazia e la sua indipendenza provocante,
arrivò sugli schermi molto in anticipo rispetto alla rivoluzione
sessuale, alla minigonna, ai Beatles, ai movimenti di rivolta: nel
maggio del ’68, quando i giovani immaginarono di prendere il
sopravvento e mandare la fantasia al potere, lei, a 34 anni, stava
già declinando, inghiottita da film scadenti e impopolari. Ma
intanto nel 1962, mentre i registi innovatori della Nouvelle Vague
giravano i loro capolavori, Cleo
dalle 5 alle 7 (Agnes Varda), Jules
e Jim (François Truffaut), L’anno scorso a Marienbad (Alain
Resnais) il più intellettuale tra loro, Jean-Luc Godard, ne fece
la protagonista di Il disprezzo,
girato a Roma: Brigitte diventava così anche una icona della
cultura.
(Natalia Aspesi)
Alla
fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta Brigitte Bardot
fu la risposta, anch’essa tutta maschile, alle Madonne che piangevano
nell’Italia di Scelba, nella Spagna di Franco, nel Portogallo di
Salazar, nella Francia di De Gaulle... L’Europa dei giovani, della
nouvelle vague che rubava baci, lanciò Brigitte Bardot contro le
Madonne delle lacrime, e fu un eros astratto e intellettuale, come ben
capirono Jean Cocteau, Simone de Beauvoir e Marguerite Duras che, senza
neppure parlarle, senza mai ascoltarla, la elevarono a simbolo della
donna liberata. E tuttavia Brigitte non era Juliette Greco, era solo un
“come se”.
(Francesco Merlo)
Nella
società dei miti la Bardot è come naufragata, e la
Francia, che aveva il suo volto, adesso con distrazione ne ricorda il
compleanno e quasi si vergogna di lei che non è stata al gioco,
che ha svelato il trucco della “bardolatria”. Nei pienissimi scaffali
dedicati al cinema delle librerie di Parigi c’è davvero di
tutto, ci sono per esempio tantissime monografie su Jeanne Moreau e
sulla Denevue ma c’è poco sulla Bardot, che sicuramente in
questo ha vinto, ha voluto autodistruggere un mito che era stato
costruito contro di lei, il surrogato maschile di una donna reale.
(Francesco Merlo)