E il maschio creò il mito B. B.

da Diario di Repubblica, mercoledì 15 settembre 2004
Montaggio di Isadora Duncan


[B. B. a lezione di Danza]
B. B. ventenne a lezione di Danza
Una signora dai capelli troppo lunghi e solitamente spettinati, sempre in guerra per proteggere i diritti degli animali, dalle balene ai polli, ovviamente vegetariana e antipellicce, chiusa in in una villa di Saint Tropez dove ospita ogni sorta di bestie abbandonate, ultimo matrimonio 12 anni fa con un uomo d’affari legato al Fronte Nazionale di Le Pen, condannata pochi mesi fa a pagare una ammenda “per incitamento all’odio razziale” nel suo libro fallaciano intitolato Un grido nel silenzio, compie 70 anni.
E allora? Cinquant’anni fa non era solo giovane e bellissima, era anche un’altra persona, che gli anni e la vita hanno cambiato, come può anche non capitare: ma i suoi 70 anni sono speciali perché lei era allora la ragazza più celebre del mondo, quella a cui tutte le donne avrebbero voluto assomigliare, che tutti gli uomini sognavano di avere: era Brigitte Bardot, era B. B., l’indimenticabile. L’indimenticata, colei che riuscì a trasformare, nel grigiore chiuso del cinema, della moda, della vita degli anni ’50, la donna sigillata nell’ipocrisia d’epoca, in un personaggio allora nuovo e dirompente: non la donna giovane ma la giovane donna, non la signora ma la ragazza, colei che toglieva alla femminilità tutta la tradizionale pesantezza, l’ineluttabile cammino negli angusti sentieri della virtù e dell’ubbidienza, cambiandole il destino, affidandole il compito di far impazzire gli uomini dominandoli.
La ragazzina Bardot di buona famiglia, che aveva studiato dalle suore e a 14 anni aveva cominciato a posare per le foto di moda, era alta, aveva la vita molto sottile e un seno imperioso del tutto naturale, un viso da bambina innocente con labbra perverse, non siliconate: gambe lunghe perfette, una massa di capelli biondi spettinati, nessun problema a spogliarsi, il che sui set morigerati d’epoca metteva in imbarazzo anche i registi apparentemente più arditi. La censura la trovava una pubblica disgrazia.
(Natalia Aspesi)

B. B. Brigitte Bardot è l’esemplare più completo di queste ambigue ninfe come Lolita. Visto di spalle, il suo corpo di ballerina, minuto, muscoloso, è pressoché androgino; la femminilità balza esuberante dal suo busto incantevole; sulle sue spalle scende la lunga e voluttuosa chioma di Melisenda, acconciata però con una negligenza da selvaggia; le sue labbra accennano un broncio puerile e nello stesso tempo invitano a baciare; cammina a piedi nudi, se ne infischia di come è vestita, non porta gioielli, non ricorre a busti, non si profuma, non fa uso di nessun artificio, purtuttavia le sue movenze sono lascive e un santo si dannerebbe soltanto a vederla danzare. Spesso hanno rimproverato al suo volto l’incapacità di cambiare espressione e la fissità della sua maschera; il mondo esteriore infatti non vi si riflette e da esso non traspaiono emozioni intime; ma questa indifferenza le si addice; senza memoria, senza passato ella ritrova, grazie alla sua non coscienza, quella perfetta innocenza che si attribuisce miticamente all’infanzia.
(Simone de Beauvoir)

Tu non hai mai realmente separato il lavoro dalla tua vita. Mi pare che non sia mai stata solo un’immagine estranea alla tua esistenza. Non sei stata capace di fingere fino a questo punto. Incapace di una simile ipocrisia, si potrebbe dire. Per ciò, hai affascinato tanto la gente, anche se certi hanno voluto mettere in scena il tuo personaggio. Ma questo personaggio era una donna viva, non un ruolo. È proprio questo il tuo apporto a una rivoluzione culturale, in particolare nel cinema. Ma non solo. Prima che si chiedesse, per strada o altrove, nel Sessantotto, l’abolizione dei conformismi, tu l’avevi non solo chiesto ma fatto. Prima che le donne rivendicassero il diritto ad essere se stesse, a non conformarsi a modelli imposti, tu avevi dimostrato la forza di un atteggiamento eversivo rispetto a ciò che si fa o non si fa. E, più che in nome di qualche perversità sessuale, era, mi pare, in nome della realtà e verità di quella che sei. Il tuo modo di pervertire era di essere semplicemente te stessa.
Per la nostra cultura, nulla è più trasgressivo di questo. Ma è qualcosa che si paga molto caro! Immagino il numero di pelli che hai perso offrendoti in una nudità che non era solo finta, artificiosa, di circostanza o tecnica, direi. Non mi stupisce che abbia lottato tanto affinché non si togliesse la pelle agli animali. Ma non è solo la tua pelle che hai rischiato, è tutta la tua vita nella sua carne, nel suo soffio, nella sua anima — ammesso che le cose si possano distinguere.
(Luce Irigaray)

[B. B.]
B. B.
A settant’anni si può risorgere com’è capitato a Vittorio Gassman, come capita a Sofia Loren, si può diventare settanta volte più leggeri di una piuma. Settant’anni può essere l’età in cui comincia la perfezione, in cui mostri esattamente chi sei, senza sotterfugi, senza furbizie, pronto a dare senza più chiedere. Ma capita anche, e forse più spesso, che a settant’anni esplodano i rancori, un grumo di frustrazioni, un’acidità ingenua e tenera, senza trucco e senza lifting, ed è il caso di Brigitte Bardot.
(Francesco Merlo)

Eppure Brigitte, prima di abbandonarsi ai tormenti del risentimento, è stata la regina erotica dei “fuori rango”, il simbolo della femminilità surreale, e forse perché “l’onanismo — diceva Kraus — surroga la realtà ma viene meglio”. E difatti a soli sedici anni finì sulla copertina di Elle e il regista Vadim si invaghì della sua foto prima ancora che di lei, proprio come, un po’ più tardi, mezzo mondo si sarebbe invaghito delle sue foto e dei fotogrammi di Et Dieu crea la femme (titolo italiano Piace a troppi, 1956), dell’innocente selvaggia che segue i ritmi afrocubani mentre il giovane Trintignant, insaccato in una giacchetta troppo corta, umiliato e inebetito, si abbandona a quella infelicità interiore che è già in lui e che grazie a una possente trasposizione epocale dà vita al personaggio di Brigitte: “Io non recitavo, io ero” ha confessato la Bardot.
(Francesco Merlo)

Brigitte Bardot, attrice senza talento d’attrice, è stata un’invenzione dei maschi onanisti, un mito da Azione cattolica, da fratelli lassalliani, da allievi salesiani che innalzarono l’icona del piacere contro le frustrazioni sessuofobiche della loro epoca. Brigitte Bardot fu l’immaturità di una generazione che violentemente usciva da un’educazione repressa, in un’Europa popolata da preti, monache, suore e miracoli, Fatima e Lourdes, i manifesti dei film strappati dai muri perché giudicati osceni, i monumenti con la foglia di fico applicata ai genitali, le televisioni censurate.
(Francesco Merlo)

B. B., con la sua impudente grazia e la sua indipendenza provocante, arrivò sugli schermi molto in anticipo rispetto alla rivoluzione sessuale, alla minigonna, ai Beatles, ai movimenti di rivolta: nel maggio del ’68, quando i giovani immaginarono di prendere il sopravvento e mandare la fantasia al potere, lei, a 34 anni, stava già declinando, inghiottita da film scadenti e impopolari. Ma intanto nel 1962, mentre i registi innovatori della Nouvelle Vague giravano i loro capolavori, Cleo dalle 5 alle 7 (Agnes Varda), Jules e Jim (François Truffaut), L’anno scorso a Marienbad (Alain Resnais) il più intellettuale tra loro, Jean-Luc Godard, ne fece la protagonista di Il disprezzo, girato a Roma: Brigitte diventava così anche una icona della cultura.
(Natalia Aspesi)

Alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta Brigitte Bardot fu la risposta, anch’essa tutta maschile, alle Madonne che piangevano nell’Italia di Scelba, nella Spagna di Franco, nel Portogallo di Salazar, nella Francia di De Gaulle... L’Europa dei giovani, della nouvelle vague che rubava baci, lanciò Brigitte Bardot contro le Madonne delle lacrime, e fu un eros astratto e intellettuale, come ben capirono Jean Cocteau, Simone de Beauvoir e Marguerite Duras che, senza neppure parlarle, senza mai ascoltarla, la elevarono a simbolo della donna liberata. E tuttavia Brigitte non era Juliette Greco, era solo un “come se”.
(Francesco Merlo)

Nella società dei miti la Bardot è come naufragata, e la Francia, che aveva il suo volto, adesso con distrazione ne ricorda il compleanno e quasi si vergogna di lei che non è stata al gioco, che ha svelato il trucco della “bardolatria”. Nei pienissimi scaffali dedicati al cinema delle librerie di Parigi c’è davvero di tutto, ci sono per esempio tantissime monografie su Jeanne Moreau e sulla Denevue ma c’è poco sulla Bardot, che sicuramente in questo ha vinto, ha voluto autodistruggere un mito che era stato costruito contro di lei, il surrogato maschile di una donna reale.
(Francesco Merlo)