The
Company di Robert Altman è un
affresco multiforme e minimalista della vita quotidiana di una
Compagnia professionale — il Joffrey Ballet di Chicago — in cui,
come in America Oggi, tanti personaggi interagiscono per
quadri. La sceneggiatura del film
è tipica del regista e risparmia allo spettatore inflazionati
luoghi
comuni. La giovane Ry (alias Neve Campbell) diviene prima ballerina
della Compagnia grazie all’eufemistico torcicollo della collega Maia, e
Altman traduce in dieci delicati secondi il drammatico
cambiamento di ruolo. Dal quadro di varia umanità danzante
emergono un po’ più
consistenti Malcom McDowell (l’Alex De Large di Arancia Meccanica),
nei panni del
boss (italoamericano) della Compagnia, un ex ballerino impregnato di
dirigismo e paternalismo, e James Franco, il friend di Ry,
impelagato in una precaria (americanissima) quotidianità che
tuttavia non ne tocca
umanità e dolcezza. La tessitura delle immagini è dunque
l’ossatura del film. Sofisticate tecnologie digitali
restituiscono al pubblico una visione minuziosa ed emozionante dei
balletti, con
riprese da tutte le angolature, comprese quarta e quinte. Il primo
tempo è senz’altro più incisivo del secondo. Non arrivate
in ritardo perché rischiate di perdervi il balletto d’apertura,
esteticamente spettacolare, nelle sue grandi simmetrie di nastri e
corpi. Bellissimo il passo a due sotto la pioggia e il classico
dell’altalena. Pacchiano l’allestimento del brano di chiusura, in puro american
kitsch. Tanta altissima Danza, niente sogni a buon mercato, tanto
studio, tante prove. Molto educativo!